martedì 20 ottobre 2009

la risposta degli studenti agli "intellettuali" napoletani


CasaPound e la cultura del dialogo

L’occupazione di un edificio di proprietà del Comune di Napoli da parte di alcuni militanti dell’associazione CasaPound nella nostra città ha aperto un enorme dibattito tra vari intellettuali ed editorialisti, con scambi di battute anche abbastanza pesanti, sull’opportunità o meno del dialogo tra gruppi politici opposti. Per chiarezza però, per analizzare questa questione, è meglio partire dall’inizio: nella notte del 12 settembre questo gruppo di ragazzi, che si definiscono, senza troppi giri di parole, “fascisti del terzo millennio”, ha occupato un monastero abbandonato nel quartiere Materdei. Dietro la loro faccia da “bravi ragazzi”, scolpita dalla stampa cittadina, di ragazzi che vogliono offrire servizi sociali ai cittadini, si nasconde la realtà dei fatti: l’associazione in questione non è esattamente la Caritas, ma un gruppo di persone che non esitano ad usare la violenza contro ragazzi indifesi, come successo a Piazza Navona l’anno scorso in occasione di una manifestazione studentesca, o a picchiare selvaggiamente, in 6 contro 1, un ragazzo di 17 anni la settimana scorsa fuori la sua scuola, il Margherita di Savoia, dove aveva organizzato un seminario con un vecchio partigiano napoletano dell’ANPI.
Fatta la premessa necessaria, va chiarito il quadro del dibattito. Quelli che chiameremo buonisti o superficiali sono tutti coloro che hanno scritto articoli su articoli di elogio dei “ragazzi del convento occupato” che restituiscono alla città uno stabile abbandonato dal Comune. I buonisti, con apprezzabile spirito giornalistico, hanno dimenticato o omesso una presentazione del gruppo politico di cui fanno parte gli occupanti dell’edificio. In contemporanea, un gruppo di editorialisti dalla penna facile non ha esitato a definire Erri De Luca “il notaio della rivoluzione”, un “perbenista rivoluzionario”, quando non un “nostalgico degli anni di piombo”. L’unica colpa dello scrittore napoletano è quella di aver semplicemente ribadito un concetto semplice, verrebbe da dire quasi banale, se non fosse a molti di così difficile comprensione: ossia quello che un gruppo fascista, razzista e violento non può avere spazi né cittadinanza; non può essere di conseguenza assegnatario di uno spazio comunale, di uno spazio pubblico, perché è contrario ai principi dello stare insieme sui quali si basa il nostro paese.Il dibattito si è poi spostato su un altro piano, al quale i nostri editorialisti sono tanto affezionati: al confronto tra presunti “opposti estremismi”, che, come hanno detto, se guardati da vicino non sono poi tanto diversi come dicono di essere. Dunque, dicono, visto che siamo in presenza di gente che, dopotutto, non è così diversa, mettiamoci tutti attorno allo stesso tavolo e discutiamo, dialoghiamo, forse non diciamo cose del tutto opposte! Il nostro sindaco (immobile per i fragili equilibri politici che tengono in piedi la sua giunta), a quanto pare, ha pensato che non sia un’idea da disprezzare, che le parole del maestro di strada Marco Rossi Doria, che consigliava ai ragazzi di CasaPound di andare a far visita al ragazzo al quale hanno rotto una costola in un agguato per chiarire i loro intenti in città, fossero la vera svolta di tutta questa vicenda…
Bene, in questa storia c’è qualcosa che non è ben chiaro forse. In questa vicenda non esiste nessun “opposto estremismo”, “CasaPound VS centri sociali”: esiste semplicemente un gruppetto fascista e violento, di non più di 15 persone (appoggiati per utilità da una parte del centro-destra che prova a contare in città e spezzare l’opposizione sociale), che ha occupato uno spazio del Comune al quale un pezzo consistente di città si è opposto. Qui nessuno vuole di nuovo violenza e terrore in questa città, nessuno rimpiange gli anni di piombo: di violenze e di ghettizzazioni, di deportazioni e di pogrom ne abbiamo già vissuti abbastanza, e non ne vogliamo di nuovi. Conveniamo con i vari editorialisti che hanno preso la parola su questo tema su una sola cosa: l’importanza del dialogo. Pensiamo infatti che sia una pratica importante per promuovere la discussione tra persone che hanno idee contrapposte. Diciamo qualcosa di più: è centrale ancor di più in una società complessa come la nostra, fatta, anche se a qualcuno questo non va proprio giù, di differenze culturali ed etniche, sessuali e religiose, che non vorremmo mai ridotte ad un “unicum” di riferimento, magari (ma non necessariamente) bianco e produttivo, cattolico ed eterosessuale. Piuttosto, pensiamo che la diversità sia un valore in una società davvero libera ed antitotalitaria, pensiamo che una società multietnica e multiculturale sia la prospettiva per la nostra città e per l’Italia. Ma, intendiamoci: non è pensabile per noi promuovere il dialogo con questi personaggi, perché non abbiamo nulla da dire a chi considera Hitler un rivoluzionario e Mussolini il più grande statista del secolo. Forse Rossi Doria & co. dimenticano che questi personaggi considerano il 25 aprile lutto nazionale: per noi invece è una data fondamentale (oltretutto ancora festa nazionale) che ricorda la liberazione del nostro paese dell’invasore nazista e la caduta del regime fascista collaborazionista.
C’è un’altra cosa che condividiamo con i superficiali autori degli editoriali, ossia la preoccupazione per il nuovo clima che si respira in città e nel paese, ma la nostra è una preoccupazione diversa: è la stessa che ha individuato anche la stampa straniera, in particolare lo spagnolo “El País”, che ha parlato di “risveglio del fascismo in Italia” (Reportaje “El fascismo despierta en Italia” Miguel Mora 04/10/2009, El País semanal), vedendo l’impunità nella quale operano oggi, con la complicità del governo, gruppi razzisti e neofascisti, citando esplicitamente CasaPound.
Ebbene si, correremo il rischio di apparire chiusi e settari, ma non vogliamo stare allo stesso tavolo a discutere con gli autori di pestaggi e intimidazioni, con chi si rivendica il ventennio fascista, per sdrammatizzare ricorderemo che Mussolini avrà pure migliorato la puntualità dei treni (ma per quello bastava farlo capo delle ferrovie, come ci ricorda Massimo Troisi in un suo film), ma, è meglio tenerlo sempre a mente, ha portato ad una tremenda dittatura totalitaria il nostro paese, che ha significato soffocamento di ogni dissenso e morte per centinaia di migliaia di ebrei ed oppositori politici: il periodo più buio della nostra storia che non vogliamo torni mai più!

- l'intervista a Erri de Luca su Repubblica del 30 settembre http://napoli.repubblica.it/dettaglio/casapound-il-rione-si-ribelli-e-mandi-via-quei-ragazzi/1734740
- la risposta a Erri de Luca da parte di Adolfo Scotto di Luzio dal Corriere del Mezzogiorno del 1 ottobre http://www.napolionline.org/new/il-notaio-della-rivoluzione
- la risposta a Erri de Luca da parte di Marco Rossi Doria su Repubblica del 2 ottobre http://www.napolionline.org/new/quel-dialogo-necessario-con-i-ragazzi-di-ezra
- risposta a Marco Rossi Doria da parte del professor Giuseppe Aragno su Repubblica del 7 ottobre http://www.napolionline.org/new/ma-il-canto-di-ezra-non-cancella-il-male/comment-page-1
- l'articolo di Marco Rossi Doria su Repubblica del 9 ottobre http://www.napolionline.org/new/centri-sociali-il-sindaco-abbia-il-ruolo-di-mediatore
- seconda risposta a Marco Rossi Doria da parte del professor Giuseppe Aragno sul Manifesto del 15 ottobre http://giuseppearagno.wordpress.com/2009/10/12/il-dialogo-colpito-a-tradimento/

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